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Laura Pausini a Sanremo: quando il problema non è lei, ma la storia che ci raccontano

Pausini a Sanremo: la notizia è ufficiale. Il consenso, molto meno

La notizia è ufficiale: Laura Pausini sarà conduttrice del Festival di Sanremo accanto a Carlo Conti. Un annuncio presentato come naturale, quasi inevitabile, dal racconto istituzionale. Ma appena uscito dalla comfort zone dei comunicati, il dato più evidente è un altro: l’opinione pubblica non sembra affatto compatta.

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Sui social il dibattito è esploso subito, più per perplessità che per entusiasmo. Non un rifiuto netto, ma una reazione tiepida, diffidente. Una sensazione diffusa: Sanremo sceglie ancora una volta la sicurezza, non il rischio. E quando il Festival, che vive di racconto e tensione, smette di sorprendere già dall’annuncio, il problema non è il nome in sé, ma il modo in cui viene incorniciato.

Un pubblico freddo e una storia raccontata troppo bene

Nel racconto che accompagna la nomina di Pausini c’è una favola precisa: quella della donna che ringrazia Carlo Conti per averle “sbloccato la paura di immaginarsi conduttrice”. Una frase perfetta per i titoli, emotiva, rassicurante. Peccato che non regga al controllo dei fatti.

Laura Pausini host the second semifinal of the Eurovision Song contest 2022 – Fonte Open.online
Copyright: ANSA

Perché Pausini ha già condotto grandi eventi televisivi internazionali, dall’Eurovision Song Contest 2022 ai Latin Grammy: dirette mondiali, macchine produttive enormi, pressione mediatica costante. E non si tratta di un dettaglio ricostruito a posteriori, ma di un’esperienza che lei stessa rivendica apertamente nella bio del suo profilo Instagram, dove si definisce senza ambiguità “Eurovision Host” e “Latin Grammy Winner + Host”. Raccontare Sanremo come la “prima volta” significa quindi riscrivere il passato per rendere più epico il presente. Negli anni, la stessa Pausini aveva più volte preso le distanze dall’idea di condurre Sanremo, dichiarando di non sentirsi adatta e di non voler gestire certi meccanismi. Oggi quella prudenza viene compressa in un arco narrativo perfetto: il timore, la spinta, la rinascita.

Il problema è che il pubblico del 2026 non è più disposto ad accettare storytelling senza memoria. I social ricordano. Gli articoli restano. Le contraddizioni emergono.

Quando Sanremo cammina sulle uova

A notare quanto il racconto venga maneggiato con cautela è anche Michele Monina. Nel suo intervento si sofferma su un dettaglio rivelatore: Carlo Conti, annunciando Pausini, si corregge immediatamente quando la definisce “co-conduttrice”, precisando quasi d’istinto che si tratta invece di una “conduttrice alla pari” per tutte e cinque le serate. Una puntualizzazione troppo rapida per essere casuale. Come se ci fosse il bisogno di non sbagliare una parola, di non ridurre nemmeno per un istante il peso simbolico attribuito a Pausini. Un riflesso che dice molto: attorno al suo nome sembra esserci la necessità di controllare il racconto, di camminare sulle uova, di blindare un ruolo prima ancora che venga messo alla prova dal palco.
 Anche perché quella sensibilità lessicale richiama inevitabilmente una voce circolata nei mesi scorsi — poi smentita dalla stessa Pausini — secondo cui avrebbe accettato Sanremo solo a determinate condizioni, tra cui quella di essere l’unica presenza femminile sul palco. Una notizia archiviata come falsa, certo, ma che oggi rende quella correzione ancora più significativa: forse non è solo una questione di titoli, ma di posizionamento.

Fonte: Selvaggia Lucarelli Instagram Stories

E poi c’è la critica più esplicita. Selvaggia Lucarelli non ha usato giri di parole, parlando di una scelta che rischia di rendere Sanremo “il Festival più noioso di sempre”. Non un attacco al talento musicale, ma al sistema che continua a scegliere figure istituzionali, rassicuranti, poco divisive. La stessa Lucarelli ha riaperto vecchie ferite, come la polemica su Bella Ciao, riportando alla luce un’immagine di Pausini sempre attenta a restare neutra, mai davvero pronta a esporsi. Una neutralità che, su un palco come Sanremo, diventa essa stessa una presa di posizione.

Laura Pausini a Sanremo non è uno scandalo.
È qualcosa di più sottile — e più pericoloso: un racconto che non convince.
Perché quando il problema non è la persona, ma la storia che le viene costruita attorno, il rischio non è la polemica. È che il pubblico smetta di crederci. E Sanremo, senza fiducia, resta solo un palco molto illuminato.