Home Sportlight ItalCalcio da rifondare e riformare, dalla FIGC ai club: l’editoriale

ItalCalcio da rifondare e riformare, dalla FIGC ai club: l’editoriale

Dopo l’ennesima delusione con un’altra mancata partecipazione dell’Italia al Mondiale, è ora di ripartire da zero. FIGC, club e giocatori: il cammino per tornare a vivere ‘Notti magiche’.

Il Mondiale 2026 in America, Canada e Messico sarà orfano dell’Italia, ancora una volta. Questa è la terza volta consecutiva che gli ‘Azzurri’ non parteciperanno alla competizione calcistica più importante. Prima la delusione nel 2018 contro la Svezia, poi nel 2022 contro la Macedonia e infine quest’anno l’eliminazione contro la Bosnia. Nazionali che, con tutto il rispetto, non sono sicuramente al livello dell’Italia per storia calcistica e organico, ma che, grazie a un senso d’appartenenza molto forte e una voglia innata di combattere per conquistare la qualificazione, ci hanno eliminato.

Per molti il calcio è solo uno sport, ma la sconfitta di Zenica va ad inficiare su molti aspetti fuori dal rettangolo di gioco. In primis quello economico, legato soprattutto agli sponsor e ai diritti televisivi. Anche la ristorazione ne risente, con Bar, ristoranti e locali pubblici che avranno un livello di entrate minore rispetto a una partita dell’Italia al Mondiale. Ma l’aspetto che mi interessa di più è quello legato ai giovani. Pensate che chi è nato dopo il 2014 non ha mai visto l’Italia giocare una partita del Mondiale. A 12 anni un bambino è già ben avviato verso il proprio percorso sportivo e la mancanza di idoli nella propria Nazionale di sicuro non lo avvicina al calcio.

Infatti negli ultimi anni i bambini che hanno deciso di iniziare a giocare a calcio sono diminuiti, scegliendo altri sport come il Tennis, dove Sinner è il nuovo idolo. Ma come possiamo fare per riportare gli italiani ad amare la Nazionale italiana?

Per prima cosa bisognerebbe rifondare la FIGC. Non ci dimentichiamo che la nostra Federazione è ancora senza un presidente. Dalle dimissioni di Gabriele Gravina del 2 aprile, ancora non è stato scelto un nuovo presidente. Due mesi buttati in cui si poteva iniziare a programmare il nuovo percorso del calcio italiano. Il nome più blasonato attualmente per ricoprire la carica è quello dell’ex presidente del Coni Giovanni Malagò, che sicuramente ha fatto molto bene durante il suo mandato e forse al momento è la scelta migliore. Ma sono dell’idea che bisogna inserire più uomini di calcio all’interno e meno “politici”. Gente come Roberto Baggio, che nel 2011 presentò un dossier di 900 pagine per risanare il calcio italiano, mai preso in considerazione. Giocatori come Buffon, Bonucci, che hanno lasciato il loro ruolo dopo l’addio di Gattuso, vanno inseriti nella FIGC perché loro hanno vissuto il calcio vero.

Il secondo punto è riformare l’Italia calcistica. Dobbiamo tornare a trasmettere alle scuole calcio la bellezza di giocare, l’importanza del gruppo. Smettiamo di far crescere i bambini con l’idea che devono diventare calciatori per diventare ricchi. I bambini devono sognare di alzare la Champions League con il club di cui sono tifosi, di riportare l’Italia sul tetto del mondo come la Nazionale di Lippi nel 2006. Ma per fare in modo che questo accada bisogna anche le istituzioni gli diano le giuste possibilità. Introduciamo nuove regole nelle rose di tutti i campionati in Italia, dalla Serie A all’Eccellenza, la maggior parte dei giocatori devono essere italiani. Ma non devono solo essere all’interno della rosa, devono giocare titolari: su 11 giocatori in campo almeno 6 devono essere italiani. Attualmente in Serie A questi numeri sono impossibili da vedere. La dimostrazione più grande è il Como, che ha conquistato la qualificazione in Champions League ma che in rosa ha solo 3 giocatori italiani e solo uno di questi è sceso in campo in questa stagione. Torniamo a dare spazio ai nostri giovani nei club, vi ricordate i vari Totti, Del Piero, Pirlo? Questi giocatori ci fecero sognare già dalla Nazionale Under 21 nei primi anni 2000. Adesso sapete l’Italia Under 21 da quanto tempo non vince un Europeo? Proprio dal 2004. Questo succede perché ormai il calcio è solo business ed è meglio far giocare un giovane straniero da cui ricavare poi una plusvalenza.

L’ultimo punto riguarda i diritti televisivi. I numeri in Italia sono impietosi. Vi propongo qualche esempio confrontando la Serie A alla Premier League. Il Pisa, ultimo nel nostro campionato, ha ricavato dai diritti televisivi 300 mila euro. In Inghilterra il Wolverhampton, ultimo in classifica, ha ricavato 117,7 milioni di euro a livello internazionale. La differenza è astronomica e tutto parte dal fatto che in Premier per prima cosa una parte dei diritti viene divisa in maniera equa, ovvero 31 milioni. Poi aumentano a seconda del piazzamento e non solo. In Italia la squadra che ha guadagnato di più è l’Inter con 15,7 milioni di euro, mentre in Inghilterra è l’Arsenal con 198,7 milioni. Da qui potrebbe già ripartire l’economia del calcio italiano, prendendo spunto dal campionato che attualmente è il più bello e il più redditizio, ovvero la Premier. Non è un caso se due coppe europee su tre sono state vinte dagli inglesi e l’Arsenal questa sera avrà la possibilità di fare bottino pieno contro il PSG.

Infine la cosa che voglio ricordare è che il calcio è di tutti, del bambino che esulta come il suo idolo e dell’adulto che piange per una vittoria. Torniamo a dare spazio a chi il calcio lo ama davvero e torneremo a colorare il cielo di azzurro, come quel 9 luglio 2006 a Berlino.