Sara Tommasi per anni è stata raccontata come un personaggio, spesso senza voce. Oggi Sara Tommasi si riprende la sua storia, parola dopo parola. Ne nasce un racconto lucido, doloroso e necessario, che parla di diagnosi, pregiudizio, amore e rinascita. E di una parola chiave: resilienza.
1. Per anni il pubblico ha parlato di te come di un personaggio. Quando hai sentito, per la prima volta, che Sara Tommasi stava tornando a essere una persona prima che un titolo sui giornali?
Hai ragione. Per molto tempo si è parlato di Sara Tommasi come personaggio, ma poco — soprattutto negli anni “d’oro” — di Sara Tommasi come persona. Credo che il cambiamento sia arrivato quando ho iniziato a raccontare la mia storia per quello che era davvero: una storia di sofferenza, di bipolarismo.
È una storia personale, certo, ma anche molto diffusa. Ho ricevuto tantissimi messaggi da persone che si riconoscono in quello che ho vissuto.
Negli ultimi anni, finalmente, nelle interviste ho potuto parlare di Sara Tommasi come persona. Anche perché è una storia di grande interesse pubblico e sento che le mie parole trovano ascolto.
2. Ci sono state inchieste, processi, verità giudiziarie e verità emotive. È più difficile convivere con una sentenza o con quello che la gente continua a pensare?
Per fortuna non sono mai entrata in processi giudiziari, nemmeno come testimone. Meglio così.
Con il pregiudizio della gente, invece, bisogna conviverci per forza. Negli anni, però, mi sono costruita una bella corazza.
3. Se oggi potessi parlare alla Sara Tommasi di quegli anni più difficili, cosa le diresti senza filtri?
Le direi di accettare la diagnosi che mi era stata comunicata. E soprattutto di accettare la mano che tante persone care mi stavano tendendo. C’erano, mi volevano aiutare, ma io — perché non stavo bene — non sono riuscita a sentirle.

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4. Sara Tommasi, dalla popolarità televisiva al centro del gossip più brutale: cosa ti ha fatto più male, il giudizio o l’indifferenza?
Il dolore più grande è arrivato dopo, quando sono guarita.
Prima, quando non stavo bene, non riuscivo nemmeno a capire. Poi, una volta tornata lucida, quello che ha fatto più male è stato il giudizio: il pregiudizio, le parole cattive, gli haters.
5. Nei momenti in cui tutto sembrava crollare, chi è rimasto davvero accanto a te quando non c’erano più titoli né telecamere?
La mia famiglia, soprattutto mia madre. È stata un angelo. Si è sempre battuta per me, non mi ha mai lasciata sola.
Poi ho incontrato mio marito. Quando mia madre è venuta a mancare, lui è stato incredibile: una forza della natura, sempre presente. In qualche modo ha completato il lavoro che aveva iniziato lei.
6. C’è una scelta che per il pubblico è stata “scandalosa”, ma che per te è stata solo un tentativo di sopravvivere?
No, perché in realtà non c’è stata una scelta. Quello che è successo è nato dal fatto che ero incapace di intendere e di volere, e alcune persone se ne sono approfittate.
Se devo parlare di un errore, è stato quello di non farmi curare, di non accettare aiuto e di essermi circondata di persone senza scrupoli che, invece di portarmi in ospedale, si sono approfittate di me.

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7. Oggi vedi più chiara la linea tra spettacolo e vita privata o pensi che, per una donna, resti sempre più sottile che per un uomo?
Penso che oggi la donna sia molto più emancipata. Non vedo più una grande differenza né tra uomo e donna, né tra vita privata e mondo dello spettacolo.
8. Guardando indietro, c’è qualcuno del mondo dello spettacolo che ti ha delusa più di tutti?
No, sinceramente. In quel periodo molte persone mi dicevano di farmi aiutare. Io non le ho ascoltate, quindi è stato giusto anche che si allontanassero.
Con il tempo, vedendo che stavo meglio, molte persone importanti si sono riavvicinate. Continuo a sentire Simona Ventura, Massimo Boldi, Matilde Brandi. Non ho rancore verso nessuno.
9. Che rapporto hai oggi con la fama: ferita cicatrizzata, lezione imparata o capitolo ancora aperto?
Oggi il mio rapporto con la popolarità è sereno. Mi piace quando le persone mi riconoscono, quando si fermano per una foto.
Proprio oggi, tornando dalla spiaggia, una signora mi ha parlato del monologo che ho fatto a Le Iene. Mi ha emozionata tantissimo. Ho capito che molte persone hanno davvero compreso la mia storia e mi sostengono. Anche i messaggi che ricevo sono pieni di affetto.
10. Se potesse raccontare la sua storia senza titoli sensazionalistici, quale parola vorrebbe restasse impressa alla fine?
Resilienza. “Ho ricominciato da me. Da Sara”



